venerdì 17 dicembre 2010

per leggere e riflettere

"Buon giorno - disse la volpe.
- Buon giorno - rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non
vide nessuno.
- Sono qui, - disse la voce - sotto il melo...
- Chi sei? - domandò il piccolo principe - Sei molto carino...
- Sono una volpe - disse la volpe.
- Vieni a giocare con me, - le propose il piccolo principe - sono così
triste...
- Non posso giocare con te, - disse la volpe - non sono addomesticata.
- Ah! scusa - fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
- Che cosa vuol dire "addomesticare"?
- Non sei di queste parti, tu, - disse la volpe - che cosa cerchi?
- Cerco gli uomini - disse il piccolo principe. - Che cosa vuol dire
"addomesticare"?
- Gli uomini - disse la volpe - hanno i fucili e cacciano. È molto noioso!
Allevano anche delle galline. È il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?
- No - disse il piccolo principe. - Cerco degli amici. Che cosa vuol dire
"addomesticare"?
- È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire "creare dei legami"...
- Creare dei legami?
- Certo - disse la volpe. - Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino
uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai
bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma
se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me
unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.
- Comincio a capire - disse il piccolo principe - C'è un fiore... credo che
mi abbia addomesticato...
- È possibile - disse la volpe. - Capita di tutto sulla Terra...
- Oh! non è sulla Terra - disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
- Su un altro pianeta?
- Si.
- Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?
- No.
- Questo mi interessa! E delle galline?
- No.
- Non c'è niente di perfetto - sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
- La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la
caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si
assomigliano. E io mi annoio, perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita
sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti
gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sottoterra. Il tuo, mi farà
uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo,
dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano per me è inutile. I campi
di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli
color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il
grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel
grano...
La volpe tacque e guardo a lungo il piccolo principe:
- Per favore... addomesticami - disse.
- Volentieri, - rispose il piccolo principe - ma non ho molto tempo. Devo
scoprire degli amici, e devo conoscere molte cose.
- Non si conoscono che le cose che si addomesticano - disse la volpe. - Gli
uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose
già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno
più amici. Se tu vuoi un amico, addomesticami!
- Che bisogna fare? - domandò il piccolo principe.
- Bisogna essere molto pazienti - rispose la volpe. - In principio tu ti
siederai un pò lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda
dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di
malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un pò più vicino...
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
- Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora - disse la volpe. - Se tu
vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad
essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno
le quattro, incomincerò ad agitarmi e a inquietarmi; scoprirò il prezzo
della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora
prepararmi il cuore... Ci vogliono riti.
- Che cos'è un rito? - disse il piccolo principe.
- Anche questa è una cosa da tempo dimenticata - disse la volpe. - È quello
che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un
rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le
ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi
spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i
giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza.
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza
fu vicina:
- Ah! - disse la volpe - ... piangerò.
- La colpa è tua, - disse il piccolo principe - io non volevo farti del male,
ma tu hai voluto che ti addomesticassi...
- È vero - disse la volpe.
- Ma piangerai! - disse il piccolo principe.
- È certo - disse la volpe.
- Ma allora che ci guadagni?
- Ci guadagno - disse la volpe - il colore del grano.
Poi soggiunse:
- Và a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando
ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto.
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
- Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente -
disse. - Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno.
Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila
altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ora è per me unica al mondo.
E le rose erano a disagio.
- Voi siete belle, ma siete vuote - disse ancora. - Non si può morire per voi.
Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma
lei,lei sola, è più importante di tutte voi,perché è lei che ho innaffiata.
Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho
riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre
per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche
qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.
E ritornò dalla volpe.
- Addio - disse.
- Addio - disse la volpe. - Ecco il mio segreto. È molto semplice: Non si
vede bene che con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.
- L'essenziale è invisibile agli occhi - ripeté il piccolo principe, per
ricordarselo.
- È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa
così importante.
- È il tempo che ho perduto per la mia rosa... - sussurrò il piccolo principe
per ricordarselo.
E, riverso sull'erba, pianse.
- Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu
diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei
responsabile della tua rosa...
- Io sono responsabile della mia rosa... - ripetè il piccolo principe per
ricordarselo."

è un brano bellissimo per riflettere un po'

1 commento:

Angie ha detto...

Lo conosco a memoria!! Ed è un bel brano!!
Ma tutto il libro è ricco di riflessioni......letto diversi anni fa....
Lo tengo gelosamente in libreria ed ogni tanto.....una sbirciatina!!
Buona giornata
Angela